Le proteine fanno male ai reni: Confronto tra fonti di proteine animali e vegetali

Le proteine fanno male ai reni? Facciamo chiarezza

In breve

Le proteine non danneggiano automaticamente i reni. Nelle persone con una funzione renale normale, una quantità adeguata è importante per proteggere muscoli, sazietà e metabolismo. In presenza di malattia renale cronica, albuminuria o filtrato glomerulare ridotto, invece, la quota proteica deve essere valutata e personalizzata.

Le proteine fanno davvero male ai reni?

È una delle domande che mi vengono poste più spesso, soprattutto quando propongo di aumentare una quota proteica che fino a quel momento era insufficiente:

“Ma tutte queste proteine non affaticheranno i reni?”

La preoccupazione nasce da un fatto reale: i reni partecipano all’eliminazione dei prodotti derivati dal metabolismo degli aminoacidi. Da questo, però, non possiamo concludere che le proteine facciano male a tutti.

La risposta corretta è: dipende dalla salute dei reni, dalla quantità assunta, dall’età, dalla massa muscolare, dall’attività fisica e dalla situazione clinica della persona.

Una persona con reni sani non può essere valutata nello stesso modo di una persona con malattia renale cronica.

Che cosa cambia tra reni sani e malattia renale cronica?

Quando la funzione renale è normale, un apporto proteico adeguato non deve essere considerato automaticamente pericoloso. L’organismo risponde all’assunzione di proteine aumentando temporaneamente il lavoro di filtrazione: questo adattamento non equivale necessariamente a un danno renale.

Il discorso cambia quando sono presenti:

  • malattia renale cronica già diagnosticata;
  • filtrato glomerulare, o eGFR, persistentemente ridotto;
  • albumina o proteine nelle urine;
  • diabete o ipertensione non ben controllati;
  • una storia di patologie renali;
  • un solo rene funzionante o altre condizioni particolari.

In questi casi non è opportuno aumentare liberamente le proteine, utilizzare grandi quantità di polveri proteiche o seguire una dieta iperproteica senza una valutazione clinica.

SituazioneCome considerare le proteine
Funzione renale normaleUna quota adeguata può sostenere massa muscolare, sazietà e recupero. Quantità e distribuzione vanno comunque adattate alla persona.
Età avanzata o rischio di sarcopeniaEvitare riduzioni indiscriminate: mangiare troppo poco può favorire perdita di muscolo, debolezza e fragilità.
Malattia renale cronicaLa quota deve essere personalizzata secondo stadio della malattia, albuminuria, stato nutrizionale e indicazioni dello specialista.
DialisiLe necessità possono aumentare a causa delle perdite legate al trattamento. Non valgono le stesse indicazioni delle fasi precedenti alla dialisi.

Perché le proteine diventano ancora più importanti con l’età?

Le proteine non servono soltanto a chi pratica sport o vuole “fare muscolo”. Sono necessarie per costruire e mantenere:

  • massa muscolare;
  • enzimi e ormoni;
  • anticorpi e strutture del sistema immunitario;
  • pelle, capelli e unghie;
  • tessuti coinvolti nella riparazione e nel recupero.

Con l’avanzare dell’età il muscolo risponde meno facilmente agli stimoli alimentari e al movimento. Per conservarlo servono proteine sufficienti, attività fisica e, quando possibile, esercizi di forza.

Il rischio, soprattutto nelle donne dopo la menopausa, non è soltanto mangiare troppo. Talvolta è mangiare troppo poco e perdere massa muscolare senza rendersene conto.

Una giornata composta prevalentemente da biscotti, pane, pasta, frutta, crackers, gallette, minestre e piccoli spuntini può sembrare leggera, ma non sempre fornisce aminoacidi sufficienti per proteggere il muscolo.

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Quante proteine servono ogni giorno?

Non esiste una quantità corretta per tutti.

Il fabbisogno dipende da:

  • età;
  • peso e composizione corporea;
  • attività fisica;
  • obiettivo di dimagrimento o recupero;
  • presenza di malattie acute o croniche;
  • stato nutrizionale;
  • funzione renale.

Come riferimento generale, un adulto sano può avere necessità differenti da una persona anziana, da uno sportivo o da chi sta affrontando una fase di dimagrimento.

Nelle persone anziane senza una malattia renale che richieda restrizioni, le indicazioni ESPEN suggeriscono generalmente almeno 1 grammo di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, con adattamenti secondo attività, malattie, tolleranza e stato nutrizionale.

Nella malattia renale cronica agli stadi G3–G5, le linee guida KDIGO 2024 suggeriscono invece, come riferimento generale, circa 0,8 grammi per chilogrammo al giorno e raccomandano di evitare apporti elevati superiori a 1,3 g/kg nelle persone a rischio di progressione.

Questi numeri non devono però diventare un nuovo calcolo ossessivo. Sono riferimenti clinici, non una prescrizione universale.

Una dieta ricca di proteine è sempre una dieta iperproteica?

No. Inserire una vera fonte proteica nei pasti non significa necessariamente seguire una dieta iperproteica.

Per una persona che fino a quel momento mangiava pochissime proteine, aggiungere uova, pesce, carne, latticini naturali o altre fonti adeguate può semplicemente riportare l’alimentazione verso una quota più equilibrata.

È diverso assumere proteine attraverso il cibo vero rispetto a sommare senza necessità:

  • barrette proteiche;
  • budini arricchiti;
  • bevande proteiche;
  • polveri e shaker;
  • snack industriali con proteine isolate.

La scritta “proteico” non rende automaticamente un prodotto sano. Spesso questi alimenti contengono anche dolcificanti, polioli, aromi, addensanti e numerosi ingredienti industriali.

Approfondisci qui: Barrette proteiche: davvero sane o solo ben pubblicizzate?

Le proteine animali e quelle vegetali sono equivalenti?

Tutte le proteine alimentari sono formate da aminoacidi, ma non hanno esattamente lo stesso profilo, la stessa digeribilità e la stessa concentrazione.

Carne, pesce, uova e latticini forniscono generalmente tutti gli aminoacidi essenziali in quantità favorevoli e con una buona digeribilità.

Anche legumi, soia, frutta secca, semi e cereali contribuiscono all’apporto proteico. In un’alimentazione prevalentemente vegetale, però, è necessario considerare:

  • la quantità effettivamente consumata;
  • la digeribilità;
  • l’associazione tra fonti diverse;
  • il contenuto complessivo di energia e carboidrati;
  • la tolleranza intestinale individuale;
  • eventuali carenze nutrizionali.

Non è quindi corretto dire che una porzione di lenticchie e una porzione di pesce siano nutrizionalmente identiche. Ma non è corretto neppure concludere che le proteine vegetali siano inutili.

Nella malattia renale cronica, inoltre, la scelta delle fonti deve essere inserita nel quadro completo della persona, considerando anche sodio, potassio, fosforo, fibre, calorie e stato nutrizionale.

FonteAspetti da considerare
PesceProteine complete, buona digeribilità e, nel pesce grasso, presenza di omega-3.
UovaFonte completa, pratica e facilmente inseribile nei pasti.
CarneFonte concentrata di proteine. È preferibile variare i tagli e limitare le carni lavorate.
Latticini naturali e formaggiApportano proteine e calcio; nei formaggi vanno considerate anche concentrazione, sale e quantità.
LegumiForniscono proteine, fibre e carboidrati. Quantità e tolleranza intestinale variano da persona a persona.
Prodotti proteici industrialiNon sono automaticamente migliori: leggere ingredienti, dolcificanti, additivi e grado di trasformazione.

Quali esami aiutano a capire come stanno i reni?

La sola creatinina non racconta sempre tutta la storia. Per valutare la salute renale possono essere utili:

  • creatinina nel sangue;
  • filtrato glomerulare stimato, o eGFR;
  • esame completo delle urine;
  • rapporto albumina/creatinina urinaria;
  • pressione arteriosa;
  • glicemia ed emoglobina glicata, quando indicate;
  • eventualmente altri approfondimenti richiesti dal medico.

È importante ricordare che la creatinina è influenzata anche dalla massa muscolare, dall’età, dall’idratazione, dall’attività fisica intensa, dal consumo recente di carne e da alcuni integratori.

Per questo un valore isolato non dovrebbe essere interpretato senza considerare il quadro generale e l’andamento nel tempo.

Perché non bisogna ridurre le proteine basandosi solo sulla creatinina?

Una creatinina lievemente aumentata non significa automaticamente che una persona stia mangiando troppe proteine.

Una persona molto muscolosa può avere una creatinina più elevata rispetto a una persona con poca massa muscolare. Al contrario, in un anziano fragile e sarcopenico la creatinina può apparire rassicurante proprio perché il muscolo che la produce è ridotto.

Per questa ragione è più corretto valutare insieme:

  • creatinina ed eGFR;
  • massa muscolare;
  • esame delle urine e albuminuria;
  • pressione arteriosa;
  • farmaci assunti;
  • eventuali malattie metaboliche;
  • andamento degli esami nel tempo.

Le proteine aiutano davvero a dimagrire?

In un percorso di dimagrimento, una quota proteica adeguata può aumentare la sazietà e aiutare a conservare la massa magra.

Questo non significa che “più proteine” equivalga automaticamente a “più dimagrimento”. Anche le proteine apportano energia e devono inserirsi in un’alimentazione complessivamente adatta alla persona.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente perdere peso, ma perdere prevalentemente grasso proteggendo il muscolo.

Una dieta molto restrittiva, povera di proteine e priva di esercizio di forza può far scendere rapidamente la bilancia, ma una parte di quel peso può essere costituita da acqua e massa magra.

Quando è opportuno farsi seguire?

È particolarmente importante evitare il fai-da-te quando sono presenti:

  • malattia renale cronica;
  • albuminuria o proteinuria;
  • eGFR ridotto o in diminuzione;
  • diabete;
  • ipertensione;
  • età avanzata e perdita di peso involontaria;
  • sarcopenia o malnutrizione;
  • terapie farmacologiche che possono influenzare la funzione renale;
  • uso abituale di integratori o polveri proteiche.

In questi casi la domanda non è semplicemente:

“Le proteine fanno male?”

La domanda corretta è:

“Qual è la quantità adatta a questa persona, con questi reni, questa massa muscolare e questo obiettivo?”

Qual è quindi il messaggio da ricordare?

Le proteine non sono automaticamente nemiche dei reni.

In una persona con una funzione renale normale, una quantità adeguata e ben distribuita può essere importante per proteggere il muscolo, migliorare la sazietà e sostenere il metabolismo.

In presenza di malattia renale cronica, invece, la quota proteica deve essere valutata con maggiore attenzione e non può essere aumentata o ridotta basandosi su indicazioni generiche.

Il vero errore è ragionare per estremi: eliminare le proteine per paura oppure aumentarle indiscriminatamente perché sono diventate di moda.

Serve personalizzazione. Perché i reni, il muscolo, l’età e gli obiettivi non sono uguali per tutti.

Domande frequenti

Le proteine fanno aumentare la creatinina?

Un pasto ricco di carne, una grande massa muscolare, l’attività fisica intensa o l’uso di creatina possono influenzare la creatinina. Un aumento non dimostra automaticamente un danno renale e deve essere interpretato insieme a eGFR, urine e quadro clinico.

Chi ha un solo rene deve mangiare poche proteine?

Non necessariamente, ma deve evitare di improvvisare diete iperproteiche. La quantità va stabilita considerando funzione renale, albuminuria, pressione arteriosa, età e indicazioni del medico o del nefrologo.

Le polveri proteiche fanno male ai reni?

Nelle persone sane non sono automaticamente tossiche, ma non sono sempre necessarie. In presenza di malattia renale, valori alterati o terapie particolari, è opportuno parlarne con il medico prima di utilizzarle.

Con la malattia renale bisogna eliminare tutte le proteine?

No. Una restrizione eccessiva può favorire malnutrizione e perdita muscolare. La quantità deve essere personalizzata in base allo stadio della malattia e allo stato nutrizionale.

È meglio mangiare tutte le proteine in un solo pasto?

In genere è preferibile distribuirle nei pasti principali, soprattutto nelle persone adulte e anziane, per offrire più volte al muscolo gli aminoacidi necessari. La distribuzione concreta dipende però dal numero di pasti e dalle esigenze individuali.

Fonti e approfondimenti

Chi sono

Sono la Dott.ssa Antonella Toselli, medico chirurgo e consulente nutrizionale. Dopo quarant’anni di esperienza clinica, oggi accompagno le persone in percorsi personalizzati che tengono conto non soltanto del peso, ma anche della salute metabolica, della massa muscolare, del sonno, dell’intestino, dello stile di vita e della storia personale.

Sono autrice del libro “Dimagrisci senza fame”, un libro che parla di dimagrimento, ma soprattutto di metabolismo, consapevolezza alimentare e cambiamenti che accompagnano l’invecchiamento.

Se desideri capire quale alimentazione sia più adatta alla tua situazione, puoi conoscere il mio percorso individuale con il Metodo AGAPE.

Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce una visita medica, una valutazione nefrologica o indicazioni nutrizionali personalizzate.

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