Meglio mangiare prima di un concerto? La mia risposta da corista (proteine sì, carbo no)

Ieri sera ho cantato in concerto con il coro. E, come succede quasi sempre nei minuti prima di salire sul palco, è arrivata la domanda più gettonata:

“Ma è meglio mangiare qualcosa prima del concerto?”

La mia risposta è semplice: dipende da quanto manca e da cosa intendi per “mangiare”.
Perché se “mangiare” vuol dire fare un pasto vicino al concerto o “tamponare la fame” con snack presi al volo… allora no: rischi di portarti sul palco la digestione, non la voce.


Perché sul palco non vuoi la digestione “in sottofondo”

Cantare è una performance completa: non serve solo energia. Serve soprattutto testa lucida, presenza, respiro libero e un corpo leggero.

Un pasto troppo vicino al concerto può spingere il corpo in modalità “digestione”: ti senti più piena, più lenta, a volte con reflusso o pesantezza. E quando sei sul palco, anche un 5–10% di “ovatta” si sente.


La regola pratica che uso io (con esempi concreti)

Se mancano 3–4 ore

Io faccio un pasto “da performance”, cioè proteine + grassi + verdure, e niente carbo (o comunque pochissimi).

Esempi reali:
carne o pesce + verdure + olio/burro
uova (se ti vanno bene) + verdure
formaggio stagionato + verdure (se lo tolleri bene)
brodo/zuppa di verdure + una proteina

Così mi sento sazia ma stabile, senza picchi e senza quella sensazione di “impasto” che può arrivare con i carbo.

Se mancano 1–2 ore

Io evito il pasto. Se serve, faccio solo un supporto leggero (te lo dico sotto). L’idea è: non iniziare una digestione importante troppo vicino al palco.

Se mancano 30–60 minuti

Per me, quasi sempre meglio niente. È la finestra in cui anche lo snack “innocente” può diventare: gonfiore, sete, muco, reflusso o mente più lenta.


Il punto chiave: niente “merenda da bar”… e attenzione anche alla frutta “innocente”

Qui sono netta, ma con affetto: prima del concerto non mi “sistemo” con biscotti, nocciole, pizzette e simili. E già che ci siamo: nello stesso “no” io metto anche bevande zuccherate, succhi di frutta e bevande energetiche. Non perché siano “vietate”, ma perché prima di una performance spesso fanno l’opposto di quello che cerchi: ti danno un effetto rapido e poi ti lasciano con più sete, più instabilità e, in alcune persone, anche più acidità o gola “sensibile”.
Le energy drink poi hanno un problema in più: oltre allo zucchero spesso portano stimolanti che possono aumentare tremore, tachicardia e ansia. E sul palco io non voglio più giri: voglio controllo.
Tutte le cose citate, non sono il male, ma sono lo snack perfetto per portarti addosso rumore: un po’ di gonfiore, un po’ di sete, e una digestione che parte proprio quando vorresti essere libera.

E aggiungo una cosa che sorprende sempre qualcuno: anche la frutta, in certi casi, è uno snack poco furbo pre-palco.
Gli agrumi (tipo arance e mandarini) possono dare acidità o reflusso. Banane e castagne, ma anche mele, pur essendo “sane”, possono risultare pesanti, aumentare la sensazione di pancia piena o lasciare quella patina di lentezza che non vuoi quando devi essere presente e con il respiro libero.

Se devo scegliere, scelgo sempre questo: salire sul palco leggera, con la testa pulita e il fiato disponibile.


Se sento davvero il bisogno di “qualcosa”, cosa faccio io

Se mancano 60–120 minuti e ho fame vera (non ansia travestita da fame), io scelgo una cosa piccola e stabile, senza zuccheri:

acqua (spesso basta già questo)
acqua con un pizzico di sale se mi sento scarica o tesa
un micro-boccone proteico/grasso (tipo un pezzetto di formaggio stagionato), se so che lo tollero bene

Poco. Semplice. Senza esperimenti.


Cantanti: due cose da non sottovalutare

Reflusso e voce. Se sei predisposta, il pre-concerto non è il momento di rischiare: quando senti bruciore o irritazione, la voce te lo fa pagare.

L’ansia che imita la fame: perchè mangiare può calmare (ma non è quello che ti serve).
Questa per me è la trappola più comune prima di un concerto: senti una tensione dentro, un vuoto allo stomaco, un bisogno di “fare qualcosa”… e la mente traduce tutto con una frase semplice: “ho fame”.

Spesso però non è fame. È ansia, è adrenalina. E mangiare diventa un gesto calmante.

Perché funziona? Perché la digestione sposta il corpo verso una modalità più “tranquilla”: attiva il parasimpatico, ti ancora al corpo, ti dà una sensazione di sicurezza. È come dire al sistema nervoso: “ok, ora possiamo abbassare i giri”. Il problema è che sul palco tu non vuoi abbassare i giri della presenza: vuoi essere lucida, reattiva, con il respiro libero.

Quindi sì: mangiare può calmare. Ma quello non è un segnale affidabile di fame. È un modo rapido per sedare la tensione. E spesso lo paghi con il “rumore” della digestione: pancia più piena, gola più sensibile, fiato meno elastico, testa un po’ più lenta.
Io mi faccio una domanda semplice: se fossi tranquilla, avrei davvero voglia di mangiare? Se la risposta è no, allora non è fame: è adrenalina.

In quei casi, prima di aprire il sacchetto dei biscotti (o della frutta “innocente”), mi aiuta di più una micro-routine da 2 minuti: acqua a piccoli sorsi, due respiri lenti e lunghi, magari una camminata morbida dietro le quinte. È una calma che non passa dalla digestione: passa dal sistema nervoso.


Mini-checklist pre-concerto (da frigo!)

Ultimo pasto “serio” 3–4 ore prima, e per me è proteine + grassi + verdure, non carbo.
Se manca poco: leggera o niente, non snack casuali.
Evito biscotti/pizzette/noccioline/succhi di frutta/bevande energetiche e anche frutta acida o “pesante” (arance, banane, castagne).
Mi idrato con calma.
Obiettivo: testa pulita + fiato libero.


Conclusione

Se devo scegliere, scelgo questo:
prima del concerto non devo digerire, devo cantare.
E per cantare bene, nella maggior parte dei casi, è meglio arrivare vuota o leggera, con energia stabile… non “impastata” da snack e digestione.

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