In breve: dopo un intervento per una frattura il corpo non deve soltanto gestire il dolore: deve affrontare lo stress chirurgico, l’infiammazione, i farmaci, l’immobilità e l’avvio della riparazione dei tessuti. Nei primi giorni possono comparire stanchezza profonda, scarso appetito, intestino rallentato e sonno frammentato. È quello che ho sperimentato personalmente dopo il mio intervento del 9 febbraio.
Cosa succede al corpo nei primi giorni dopo un intervento per frattura?
Il 9 febbraio sono stata operata per la frattura biossea della gamba sinistra che mi ero procurata il giorno precedente sciando.
Mi aspettavo che la parte più difficile del post-operatorio fosse il dolore. Invece sono rimasta sorpresa: il dolore era controllato, mentre ciò che avvertivo maggiormente era una sensazione completamente diversa.
Mi sentivo come se il corpo fosse stato “spento”.
Poca energia, pochissima fame, sonno alterato, intestino rallentato. Era come se tutte le risorse fossero state momentaneamente spostate verso un’unica priorità: affrontare il trauma e cominciare a riparare.
A cosa servono placche e viti dopo una frattura?



Durante l’intervento la frattura è stata stabilizzata con placche, viti e, nel mio caso, anche con chiodi.
Mi piace pensare a questi mezzi di sintesi come a una sorta di impalcatura interna: mantengono i segmenti ossei nella posizione corretta e garantiscono la stabilità necessaria mentre il vero lavoro viene svolto dall’organismo.
Placche e viti, infatti, non “guariscono” l’osso al posto nostro. Creano le condizioni meccaniche perché il processo biologico di riparazione possa procedere.
Perché dopo un intervento ci si può sentire così stanchi?
Un trauma importante seguito da un intervento chirurgico coinvolge molto più della zona operata.
Il corpo deve contemporaneamente:
- rispondere allo stress chirurgico;
- attivare e successivamente regolare la risposta infiammatoria;
- avviare la riparazione dei tessuti;
- gestire anestesia e farmaci;
- adattarsi all’immobilità;
- riorganizzare temporaneamente metabolismo, appetito e sonno.
La riparazione di una frattura è infatti un processo biologico complesso nel quale anche la fase infiammatoria iniziale ha un ruolo fondamentale. L’infiammazione non è quindi sempre un nemico da “spegnere”: nella fase iniziale della guarigione è parte del processo attraverso il quale l’organismo avvia la riparazione.
| Cosa ho osservato | Cosa può contribuire |
|---|---|
| Poca fame | Stress chirurgico, anestesia, nausea, farmaci e ridotta attività |
| Stanchezza e “corpo spento” | Trauma, intervento, immobilità e farmaci |
| Intestino rallentato | Immobilità, ridotto apporto di cibo e liquidi, analgesici e soprattutto eventuali oppioidi |
| Sonno frammentato | Ambiente ospedaliero, posizione obbligata, stress, controlli notturni e farmaci |
Perché il giorno dell’intervento ero a digiuno?
Il lunedì dell’intervento ho praticamente digiunato.
Ma voglio essere molto chiara su questo punto: non ero “brava” perché digiunavo e non è stato il digiuno a farmi guarire.
Il digiuno faceva parte del contesto perioperatorio. Tra preparazione all’intervento, anestesia, farmaci, nausea e tempi ospedalieri, in quelle ore mangiare non era certo la priorità.
Terminata la fase immediatamente perioperatoria, invece, un adeguato apporto nutrizionale diventa importante. Le linee guida ESPEN sulla nutrizione chirurgica sottolineano proprio il ruolo della nutrizione nel sostenere il recupero dopo un intervento.
Perché il giorno dopo non avevo fame?
Il martedì il dato che mi ha colpito maggiormente non è stato il dolore: era praticamente scomparso l’appetito.
Farmaci, anestesia, immobilizzazione e stress dell’intervento possono modificare temporaneamente fame, nausea, motilità gastrointestinale e sensazione generale di energia.
Alcuni analgesici, in particolare gli oppioidi quando vengono utilizzati, possono inoltre rallentare la motilità intestinale e favorire stipsi, nausea e senso di pienezza.
Era questa combinazione di sensazioni che io descrivevo come “corpo spento”: non un dolore insopportabile, ma poca energia e poca voglia di fare qualunque cosa.
Perché si dorme così male dopo un intervento?
La notte in ospedale difficilmente assomiglia a una normale notte di sonno.
Luci, rumori, controlli, posizione obbligata, preoccupazioni e farmaci possono frammentarlo. Anche gli studi sul periodo perioperatorio descrivono frequentemente alterazioni della durata e della qualità del sonno dopo un intervento.
E il sonno non è un dettaglio.
Durante la notte vengono regolati numerosi processi ormonali, immunitari e metabolici coinvolti nel recupero. Non significa che “dormire fa saldare una frattura”, naturalmente, ma significa che proteggere il sonno fa parte di un contesto favorevole alla guarigione.
Per me questa consapevolezza ha cambiato prospettiva: non dovevo semplicemente “resistere” alla notte in ospedale. Dovevo cercare, per quanto possibile, di proteggere il riposo.
Quando è tornata la fame dopo l’intervento?
Il mercoledì è successo qualcosa di molto semplice: ho avuto di nuovo fame.
L’ho percepita quasi come un piccolo segnale di ripartenza.
Non possiamo naturalmente utilizzare l’appetito come indicatore medico della guarigione di una frattura. Ma, nella mia esperienza, quel ritorno della fame coincideva con la sensazione che la fase più intensa fosse alle spalle.
Era come se il corpo mi dicesse:
“Adesso possiamo cominciare anche a ricostruire.”
Ed è proprio da quel momento che è diventato importante chiedermi che cosa dare al corpo per questo lavoro di ricostruzione.
Quali segnali possono essere normali e quali invece richiedono attenzione?
Ogni intervento e ogni persona sono diversi. Alcune sensazioni possono comparire nei primi giorni senza indicare necessariamente una complicanza, mentre altri segnali devono essere valutati rapidamente.
| Possibili disturbi dei primi giorni | Segnali da riferire al medico |
|---|---|
| Stanchezza | Febbre persistente o elevata |
| Scarso appetito transitorio | Dolore che aumenta improvvisamente o non è controllato |
| Sonno disturbato | Difficoltà respiratoria |
| Intestino rallentato | Confusione marcata o peggioramento improvviso delle condizioni generali |
Il principio rimane semplice: nel post-operatorio non bisogna fare gli eroi. Un sintomo nuovo, importante o in rapido peggioramento va comunicato ai professionisti che stanno seguendo il recupero.
Cosa ho iniziato a mangiare quando è tornato l’appetito?
Quando la fame è ricomparsa ho cercato di ragionare sul cibo non in termini di calorie ma di materiale da costruzione.
Il corpo doveva riparare osso e tessuti e, contemporaneamente, io ero immobilizzata: condizioni nelle quali preservare la massa muscolare diventa particolarmente importante.
Ho quindi privilegiato alimenti semplici e nutrienti, con particolare attenzione alle proteine, ai grassi di buona qualità e agli alimenti poco trasformati.
Ne parlo in modo più approfondito nell’articolo Quali proteine, grassi buoni e fibre mangiare dopo un trauma?.
Questo episodio fa parte del mio Diario di un osso che guarisce. Se vuoi partire dall’inizio puoi leggere anche la prima parte del mio racconto, dedicata alla frattura e all’infiammazione acuta.
E nella fase successiva ho raccontato le strategie che ho utilizzato durante il recupero.
Domande frequenti
È normale non avere fame dopo un intervento?
Può succedere nei primi giorni. Anestesia, farmaci, nausea, stress chirurgico e immobilità possono ridurre temporaneamente l’appetito. Se la difficoltà a mangiare persiste o determina un apporto insufficiente, va segnalata al medico.
Perché dopo un intervento l’intestino può rallentare?
Immobilità, ridotta alimentazione, variazioni nell’idratazione e alcuni farmaci possono rallentare la motilità intestinale. Gli analgesici oppioidi sono particolarmente noti per favorire la stipsi.
Dormire bene aiuta la guarigione?
Il sonno sostiene numerosi processi immunitari, ormonali e metabolici coinvolti nel recupero. Non è una terapia per la frattura, ma proteggere il sonno fa parte di un buon percorso post-operatorio.
Dopo un intervento bisogna mangiare anche se non si ha fame?
Superata la fase perioperatoria, energia e nutrienti adeguati sono importanti per il recupero. In caso di scarso appetito possono essere utili pasti piccoli ma nutrienti; le esigenze vanno comunque personalizzate in base all’intervento e alle condizioni cliniche.
Fonti
- Weimann A, et al. ESPEN practical guideline: Clinical nutrition in surgery. Clinical Nutrition. 2021. Consulta la fonte.
- Weimann A, et al. ESPEN Guideline on Clinical Nutrition in Surgery – Update 2025. Clinical Nutrition. 2025. Consulta le linee guida ESPEN.
- ElHawary H, et al. Bone Healing and Inflammation: Principles of Fracture and Repair. 2021. Consulta la fonte.
- Ganse B, et al. Methods to accelerate fracture healing – a narrative review from a clinical perspective. Frontiers in Immunology. 2024. Consulta la fonte.
- De Giorgio R, et al. Management of Opioid-Induced Constipation and Bowel Dysfunction. 2021. Consulta la fonte.
Chi sono io
Sono la Dott.ssa Antonella Toselli, medico chirurgo e consulente nutrizionale con oltre quarant’anni di esperienza clinica.
Dopo una lunga attività come medico di Medicina Generale, oggi accompagno le persone in percorsi personalizzati dedicati ad alimentazione, metabolismo e stile di vita, considerando non soltanto ciò che mangiamo, ma anche movimento, sonno, stress, storia personale ed emozioni.
Ho raccontato il mio approccio nel libro “Dimagrisci senza fame”.
Se vuoi lavorare con me in modo personalizzato puoi scoprire il mio percorso individuale.
Questo articolo ha finalità divulgative e racconta anche la mia esperienza personale. Non sostituisce una valutazione medica né le indicazioni del chirurgo o dei professionisti che seguono il decorso post-operatorio.