Ferro nell’intestino e microbiota intestinale nell’anemia sideropenica

Prendi ferro ma la ferritina non sale? Il problema potrebbe essere anche nell’intestino

In breve
Nell’anemia sideropenica non basta chiedersi quanto ferro assumiamo: conta anche quanto ne riusciamo realmente ad assorbire. Il ferro arriva in un intestino abitato da miliardi di microrganismi, alcuni dei quali lo utilizzano per la propria crescita, mentre microbiota, barriera intestinale e infiammazione possono influenzarne la disponibilità. Integrare il ferro rimane importante quando esiste una vera carenza, ma se la ferritina non sale è utile chiedersi anche perché quel ferro non sta arrivando dove dovrebbe.

Che cos’è l’anemia sideropenica?

L’anemia sideropenica è l’anemia provocata da una carenza di ferro sufficientemente importante da compromettere la produzione di emoglobina.

Il ferro è indispensabile per trasportare l’ossigeno nel sangue, ma anche per numerosi enzimi e processi cellulari.

Prima che compaia una vera anemia, però, possono progressivamente ridursi le riserve di ferro. Per questo non guardiamo soltanto l’emoglobina: nella valutazione clinica entrano in gioco anche ferritina, sideremia, transferrina e saturazione della transferrina, interpretate nel contesto della persona e dell’eventuale presenza di infiammazione.

Una ferritina bassa, quindi, non significa semplicemente “devo mangiare più ferro”. La domanda successiva dovrebbe essere:

perché il mio organismo sta perdendo ferro oppure non riesce ad assorbirlo adeguatamente?

Perché prendere ferro non basta sempre?

Quando viene diagnosticata una carenza di ferro, la supplementazione orale è spesso uno degli strumenti utilizzati per correggerla.

Ma il ferro ingerito non passa automaticamente tutto nel sangue.

Deve:

  • arrivare all’intestino nella forma adeguata;
  • essere assorbito dagli enterociti;
  • attraversare la barriera intestinale;
  • essere trasferito alla circolazione attraverso specifici trasportatori;
  • incontrare condizioni ormonali favorevoli al suo utilizzo.

Una parte del ferro assunto per bocca può quindi rimanere nel lume intestinale.

Ed è proprio qui che incontra miliardi di batteri.

Che cosa c’entrano i batteri intestinali con il ferro?

Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi, soprattutto batteri, che vivono nel nostro intestino.

Possiamo considerarli dei veri e propri commensali: utilizzano una parte di ciò che arriva con il cibo e lo trasformano producendo sostanze che possono influenzare intestino, metabolismo e sistema immunitario.

E anche loro hanno bisogno di ferro.

Una importante review pubblicata su Nature Microbiology nel 2025 descrive proprio l’intestino come un ambiente nel quale organismo umano, batteri commensali e microrganismi potenzialmente patogeni utilizzano strategie diverse per procurarsi il ferro.

In altre parole, quando ingeriamo ferro non siamo gli unici interessati a utilizzarlo.

Leggi la review su Nature Microbiology.

I batteri intestinali ci “rubano” il ferro?

In parte può esserci una vera competizione per il ferro, ma sarebbe troppo semplice descrivere il microbiota soltanto come un ladro.

Il rapporto è molto più interessante.

Alcuni microrganismi necessitano di ferro per crescere e sviluppano sofisticati meccanismi per procurarselo. Altri batteri e i loro metaboliti possono invece contribuire all’ambiente intestinale e influenzare la disponibilità del ferro per il nostro organismo.

Una review di Nature Reviews Endocrinology del 2022 sottolinea proprio questa relazione bidirezionale:

  • la quantità di ferro disponibile nell’intestino modifica il microbiota;
  • il microbiota, a sua volta, può modificare l’assorbimento e l’omeostasi del ferro.

Approfondisci su PubMed.

Come possono microbiota, barriera intestinale e ferro influenzarsi?

FattoreChe cosa può succedere
MicrobiotaAlcuni batteri utilizzano il ferro; altri producono metaboliti che possono influenzare l’assorbimento e l’ambiente intestinale.
Barriera intestinaleL’integrità della mucosa e la funzione degli enterociti sono importanti perché il ferro possa essere assorbito.
InfiammazionePuò aumentare l’epcidina, riducendo l’assorbimento intestinale e la disponibilità del ferro già presente nell’organismo.
Ferro non assorbitoRimane nel lume intestinale ed è disponibile anche per i microrganismi, con possibili effetti sulla composizione del microbiota.

Che cos’è l’epcidina e perché è importante?

C’è un’altra protagonista che spesso viene dimenticata: l’epcidina.

È un ormone prodotto principalmente dal fegato e rappresenta uno dei principali regolatori dell’omeostasi del ferro.

Quando l’epcidina aumenta, blocca la ferroportina, la proteina che permette al ferro di uscire dagli enterociti intestinali e da altre cellule ed entrare nella circolazione.

In presenza di uno stato infiammatorio, quindi, può accadere un apparente paradosso:

il ferro può esserci, ma diventare meno disponibile per l’organismo.

Questo è uno dei motivi per cui ferritina, sideremia ed emoglobina non devono essere interpretate isolatamente.

Una disbiosi può contribuire alla carenza di ferro?

La ricerca degli ultimi anni suggerisce una relazione tra carenza di ferro e alterazioni del microbiota intestinale, ma dobbiamo essere prudenti nel rapporto causa-effetto.

Non possiamo ancora dire che la disbiosi sia la causa della maggior parte delle anemie sideropeniche.

Sappiamo però che:

  • la carenza di ferro può modificare la composizione del microbiota;
  • il ferro assunto per bocca può modificarla a sua volta;
  • alcuni batteri competono per il ferro;
  • metaboliti microbici possono influenzarne l’assorbimento;
  • infiammazione e alterazioni intestinali possono contribuire a ridurre la disponibilità del ferro.

Una review del 2024 dedicata proprio ad anemia sideropenica, assorbimento e microbiota conclude che la relazione tra ferro e ambiente intestinale è complessa e bidirezionale.

Leggi la review su PubMed.

Il microbiota può anche aiutarci ad assorbire meglio il ferro?

Sì, ed è uno degli aspetti più affascinanti della ricerca.

Non tutti i batteri competono semplicemente con noi.

Un lavoro pubblicato su Nature Communications nel 2023 ha mostrato, in un modello sperimentale di colite, che il pentanoato, un acido grasso a corta catena prodotto dal microbiota, può favorire la captazione del ferro da parte di particolari cellule immunitarie intestinali.

Lo studio riguarda meccanismi cellulari e modelli sperimentali e non dimostra che un probiotico possa correggere l’anemia nell’uomo.

Mostra però molto bene un concetto:

i nostri batteri intestinali non sono semplicemente competitor. Possono produrre molecole che partecipano alla regolazione del metabolismo del ferro.

Leggi lo studio su Nature Communications.

Il ferro orale può modificare il microbiota?

Sì, perché soltanto una parte del ferro assunto viene assorbita.

Il ferro che rimane nell’intestino può diventare disponibile per i batteri e modificare l’ecosistema microbico.

Gli studi non permettono ancora di prevedere con certezza che cosa accada in ogni persona e i risultati dipendono dalla dose, dal tipo di ferro, dall’età e dalle condizioni intestinali di partenza.

Questo può però aiutarci a capire perché alcune persone durante l’integrazione orale riferiscano:

  • nausea;
  • dolore o pesantezza addominale;
  • stipsi;
  • diarrea;
  • alterazioni dell’alvo.

Non significa che il ferro non debba essere utilizzato quando serve. Significa che dose, formulazione, indicazione e risposta individuale devono essere valutate con attenzione.

Se la ferritina non sale, dobbiamo soltanto aumentare il ferro?

No.

Quando una carenza di ferro persiste o risponde poco alla supplementazione, prima di aumentare indiscriminatamente le dosi è necessario domandarsi perché.

Che cosa cercare?Perché?
Perdite di sangueMestruazioni abbondanti o perdite gastrointestinali possono consumare continuamente le riserve.
CeliachiaPuò presentarsi anche con una carenza di ferro apparentemente inspiegabile.
Helicobacter pylori o patologie gastrichePossono interferire con l’assorbimento del ferro.
Infiammazione cronicaPuò aumentare l’epcidina e rendere il ferro meno disponibile.
FarmaciAlcuni trattamenti possono modificare acidità gastrica o assorbimento.
Intestino e microbiotaQuando esistono disturbi gastrointestinali concomitanti, anche l’ambiente intestinale merita attenzione.

Perché la celiachia va cercata prima di togliere il glutine?

L’anemia sideropenica può essere una delle manifestazioni della celiachia, anche in assenza di importanti sintomi intestinali.

Per questo, quando esiste un sospetto, è importante eseguire gli accertamenti prima di eliminare autonomamente il glutine: una dieta già priva di glutine può rendere più difficile arrivare a una diagnosi corretta.

Ne ho parlato più approfonditamente nell’articolo “Glutine e intestino: è davvero sempre lui il problema?”.

Quindi bisogna “sistemare l’intestino” prima di prendere il ferro?

Non necessariamente.

È importante non capovolgere il problema.

Se esiste una vera carenza di ferro, questa deve essere trattata. Non abbiamo oggi prove sufficienti per affermare che sia corretto ritardare la supplementazione fino a quando il microbiota sarà “sistemato”.

Possiamo però fare contemporaneamente una cosa più intelligente:

correggere la carenza e cercare di capire perché si è sviluppata e perché eventualmente il ferro viene assorbito male.

Quando sono presenti disturbi intestinali, alimentazione molto povera o monotona, infiammazione, celiachia, problemi gastrici o scarsa risposta all’integrazione, anche la salute dell’intestino entra quindi nel ragionamento.

Che cosa significa lavorare sul terreno intestinale?

Non significa prendere a caso un probiotico.

Il microbiota è un ecosistema e dipende da molte condizioni della nostra vita.

Può essere utile lavorare su:

  • qualità dell’alimentazione;
  • adeguato apporto proteico;
  • cibo poco processato;
  • verdure e fibre nella quantità individualmente tollerata;
  • varietà alimentare;
  • salute metabolica;
  • movimento;
  • sonno;
  • regolarità intestinale;
  • riduzione dei fattori che mantengono uno stato infiammatorio.

È la stessa logica per cui preferisco parlare di ecosistema intestinale invece che cercare continuamente il singolo alimento “buono” o “cattivo”.

Se vuoi approfondire la qualità dell’alimentazione, puoi leggere anche “Mangia cibo vero”.

Qual è quindi il messaggio più importante?

Quando troviamo una ferritina bassa, il primo pensiero è spesso:

“Mi manca ferro, quindi devo prendere ferro.”

È vero, ma non è tutta la storia.

Dovremmo aggiungere almeno altre due domande:

“Perché ho perso il ferro?”

e

“Il mio intestino è nelle condizioni di assorbirlo correttamente?”

Il ferro che ingeriamo deve attraversare un ecosistema molto complesso nel quale barriera intestinale, microbiota, infiammazione, epcidina e alimentazione dialogano continuamente.

Per questo la soluzione non è necessariamente prendere sempre più ferro.

È correggere la carenza quando è presente, ma contemporaneamente cercarne la causa e creare le condizioni perché quel ferro possa essere utilizzato meglio dall’organismo.

Per capire se il mio approccio può essere adatto alle tue esigenze, puoi prenotare una telefonata gratuita con me: ci conosciamo, parliamo della tua situazione e valutiamo insieme se ha senso iniziare un percorso.

Domande frequenti

Una ferritina bassa significa sempre anemia?

No. Le riserve di ferro possono ridursi prima che l’emoglobina scenda e compaia una vera anemia sideropenica. Gli esami vanno interpretati nel loro insieme.

La disbiosi può causare anemia sideropenica?

Esiste una relazione tra microbiota e metabolismo del ferro, ma nell’uomo non abbiamo ancora prove sufficienti per considerare la disbiosi una causa autonoma e generale dell’anemia sideropenica. Vanno sempre ricercate prima le cause clinicamente riconosciute della carenza.

I batteri intestinali consumano il ferro che assumiamo?

Molti batteri hanno bisogno di ferro e alcuni competono con l’ospite per acquisirlo. Il rapporto, però, non è soltanto competitivo: metaboliti prodotti dal microbiota possono anche partecipare alla regolazione dell’assorbimento e dell’omeostasi del ferro.

Se il ferro orale mi provoca disturbi intestinali devo sospenderlo?

Non autonomamente. È meglio parlarne con il medico: possono essere valutate dose, frequenza, formulazione e, solo quando appropriato, vie alternative di somministrazione.

Prima di assumere ferro devo “curare il microbiota”?

No. Una carenza documentata non deve essere lasciata senza trattamento aspettando di correggere una presunta disbiosi. La salute intestinale può però essere valutata e migliorata parallelamente, soprattutto quando esistono sintomi gastrointestinali o una risposta insufficiente alla supplementazione.

Fonti scientifiche

  • Choi G, Bessman NJ. Iron at the crossroads of host–microbiome interactions in health and disease. Nature Microbiology. 2025;10:1282–1293. Nature Microbiology.
  • Mayneris-Perxachs J, Moreno-Navarrete JM, Fernández-Real JM. The role of iron in host–microbiota crosstalk and its effects on systemic glucose metabolism. Nature Reviews Endocrinology. 2022;18:683–698. PubMed.
  • Zhu L, Li G, Liang Z, et al. Microbiota-assisted iron uptake promotes immune tolerance in the intestine. Nature Communications. 2023;14:2790. Nature Communications.
  • Sun B, Tan B, Zhang P, et al. Iron deficiency anemia: a critical review on iron absorption, supplementation and its influence on gut microbiota. Food & Function. 2024;15:1144–1157. PubMed.
  • DeLoughery TG, Jackson CS, Ko CW, Rockey DC. AGA Clinical Practice Update on Management of Iron Deficiency Anemia: Expert Review. Clinical Gastroenterology and Hepatology. 2024;22:1575–1583.

Chi sono io

Sono la Dott.ssa Antonella Toselli, medico chirurgo e consulente in nutrizione e stile di vita.

Dopo una lunga esperienza nella Medicina Generale, oggi accompagno le persone in percorsi personalizzati dedicati ad alimentazione, metabolismo e cambiamento delle abitudini quotidiane.

Il mio approccio non considera soltanto ciò che mangiamo, ma anche metabolismo, movimento, sonno, storia personale ed emozioni.

Ho raccontato una parte del mio approccio nel libro “Dimagrisci senza fame”.

Se vuoi capire se il mio approccio può essere adatto alla tua situazione, puoi scoprire il mio percorso individuale oppure prenotare una telefonata gratuita: è un primo confronto, senza impegno, per conoscerci e capire insieme se possiamo lavorare bene insieme.

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica. Una carenza di ferro, soprattutto in un uomo adulto o in una donna dopo la menopausa, richiede sempre di ricercarne la causa e non deve essere trattata soltanto con l’autosomministrazione di integratori.

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