Abbiamo disabituato il nostro corpo al caldo?

Il corpo può imparare a tollerare meglio il caldo, purché l’esposizione sia graduale e sicura. Questo adattamento coinvolge la sudorazione, la circolazione e anche particolari proteine cellulari, chiamate Heat Shock Proteins, che aiutano a proteggere le altre proteine dallo stress

Perché alcune persone sopportano meglio il caldo?

Quando arrivano le prime giornate calde, alcune persone si sentono subito stanche, mentre altre sembrano adattarsi più facilmente.

Non dipende soltanto dall’abitudine o dalla forza di volontà. Il nostro organismo possiede una vera capacità di acclimatazione al caldo.

Se l’esposizione avviene gradualmente, il corpo impara a disperdere il calore con maggiore efficienza: aumenta il flusso di sangue verso la pelle, comincia a sudare prima e gestisce meglio acqua e sali minerali.

L’adattamento richiede generalmente diversi giorni. Non significa però che dobbiamo sopportare temperature estreme o rinunciare al condizionatore. Significa evitare, quando possibile, di passare continuamente da ambienti molto freddi a un caldo intenso.

Che cosa succede alle proteine quando aumenta il calore?

Per capirlo possiamo pensare all’albume di un uovo.

Da crudo è trasparente e vischioso. Quando lo riscaldiamo diventa bianco e solido.

Il calore modifica la forma tridimensionale delle proteine dell’albume: queste si aprono e si legano tra loro. Il fenomeno si chiama denaturazione.

Anche le proteine del nostro corpo devono mantenere una forma precisa per poter funzionare. Naturalmente, durante una normale giornata estiva, il nostro organismo non “cuoce” come un uovo: la temperatura interna viene controllata attraverso la sudorazione, la circolazione e la respirazione.

L’esempio dell’albume ci fa però comprendere quanto sia importante proteggere la struttura delle proteine cellulari.

Che cosa sono le Heat Shock Proteins?

Le Heat Shock Proteins, abbreviate in HSP, sono proteine prodotte dalle cellule in risposta al calore e ad altri stimoli, compreso l’esercizio fisico.

Possiamo immaginarle come una squadra di manutenzione cellulare. Aiutano le altre proteine a mantenere la loro forma, cercano di ripiegare correttamente quelle destabilizzate e impediscono che si aggreghino tra loro.

Per questa funzione vengono definite anche chaperoni molecolari.

L’acclimatazione al caldo è stata associata, negli studi sull’uomo, a un aumento di alcune HSP intracellulari, in particolare della famiglia HSP70. Non significa però che più caldo faccia sempre meglio: uno stimolo moderato può favorire l’adattamento, mentre uno stress eccessivo può danneggiare le cellule.

Il condizionatore impedisce al corpo di adattarsi?

No. Il condizionatore è utile e, durante le ondate di calore, può essere indispensabile, soprattutto per anziani, bambini e persone con malattie croniche.

Il problema non è usarlo, ma creare differenze eccessive tra la temperatura interna e quella esterna.

Passare da una stanza molto fredda al caldo intenso può aumentare la sensazione di disagio. Meglio cercare una temperatura confortevole senza trasformare la casa in un frigorifero.

Bere acqua fresca e fare una doccia fresca non bloccano l’acclimatazione. Durante il caldo intenso sono strumenti utili per raffreddarsi. La priorità resta mantenere una buona idratazione.

Come possiamo aiutare il corpo ad adattarsi?

Non dobbiamo cercare il caldo estremo né sottoporci a prove di resistenza.

  • Usciamo al mattino o alla sera, quando la temperatura è più tollerabile.
  • Aumentiamo gradualmente il tempo trascorso all’aperto.
  • Evitiamo temperature domestiche eccessivamente basse.
  • Beviamo regolarmente, anche prima che compaia una sete intensa.
  • Scegliamo abiti leggeri e ambienti ventilati.
  • Interrompiamo l’attività se compaiono debolezza, vertigini, nausea o mal di testa.

Il corpo non deve essere aggredito. Deve ricevere uno stimolo che sia in grado di gestire.

Quando il caldo diventa pericoloso?

Il caldo estremo non è un allenamento. Può diventare un rischio serio, in particolare per le persone anziane, i bambini e chi soffre di patologie cardiache, respiratorie, renali o metaboliche.

Confusione, difficoltà a parlare, perdita di coscienza o temperatura corporea molto elevata richiedono un intervento urgente.

In queste situazioni non bisogna aspettare che il corpo si adatti: occorre raffreddare la persona e contattare rapidamente i soccorsi.

Che cosa ci insegnano le Heat Shock Proteins?

Le Heat Shock Proteins ci ricordano che il nostro organismo non è passivo.

Dentro ogni cellula esistono sistemi di controllo, riparazione e adattamento. Non dobbiamo attivarli con temperature estreme, ma possiamo evitare di cancellare immediatamente ogni piccolo cambiamento ambientale.

Il comfort ci protegge, ma il corpo ha bisogno anche di incontrare gradualmente gli stimoli per mantenere la propria capacità di adattamento.

Puoi approfondire il mio approccio alla salute e allo stile di vita nella pagina dedicata alla consulenza nutrizionale personalizzata oppure visitare il blog dedicato a nutrizione, metabolismo e benessere.

Chi sono

Sono la dottoressa Antonella Toselli, medico chirurgo e consulente nutrizionale. Da oltre quarant’anni mi occupo di salute, alimentazione e stile di vita, con particolare attenzione alla prevenzione metabolica e alla personalizzazione del percorso.

Domande frequenti

Che cosa sono le Heat Shock Proteins?

Sono proteine cellulari che aiutano a stabilizzare, riparare o eliminare altre proteine danneggiate dallo stress, compreso il calore.

Il caldo estivo attiva le Heat Shock Proteins?

Un’esposizione controllata al calore può aumentare alcune HSP. Non è però necessario, né prudente, esporsi a temperature estreme.

Il condizionatore riduce l’acclimatazione?

Non direttamente. Evitare completamente il caldo può offrire meno occasioni di adattamento, ma il condizionatore resta fondamentale nelle giornate molto calde e per le persone fragili.

Bere acqua fredda fa male quando fa caldo?

No. L’acqua fresca può favorire l’idratazione e il raffreddamento. La temperatura della bevanda va scelta in base alla propria tolleranza.

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica personale.


Fonti

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