Il cibo come cura… e/o come controllore travestito.
Da medico, mi è capitato di osservare più volte la stessa dinamica: una ragazzina comincia con piccole esclusioni “per stare meglio”, poi quelle esclusioni diventano regole e le regole diventano controllo. In alcune adolescenti vulnerabili, l’adozione di una dieta vegetariana può essere un modo rapido e socialmente legittimato per aumentare selettività e restrizioni. Non è il vegetarianesimo il problema: è la vulnerabilità di partenza e la rigidità che si aggancia alla dieta. Ecco un articolo con interessanti riflessioni.Vegetariano = più sano, punto? Spesso sì… ma non sempre la storia è così lineare. A volte, quando parliamo di alimentazione, rischiamo di fare “tifo” (carne sì/no, veg sì/no) e di perdere il vero tema: il contesto. E soprattutto: come stiamo quando cambiamo dieta.
Oggi ti condivido una riflessione nata leggendo uno studio pubblicato su International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity (2012) che mette sul tavolo una domanda interessante: tra dieta vegetariana e salute mentale, la freccia va davvero in un solo verso?
Lo studio, in parole semplici
I ricercatori hanno analizzato un campione ampio di adulti (Germania, 18–65 anni) e hanno valutato i disturbi mentali con una intervista diagnostica standardizzata (non un quiz online). Hanno confrontato:
- vegetariani completi
- prevalentemente vegetariani
- non vegetariani
In più, per rendere il confronto più corretto, hanno usato anche un gruppo di non vegetariani il più possibile simile ai vegetariani per caratteristiche come età, sesso, livello di istruzione, stato civile e contesto urbano/rurale. In pratica: non “tutti contro tutti”, ma un confronto più pulito.
Il dato che fa discutere (ma va letto bene)
Nel campione osservato, tra i vegetariani risultano più frequenti alcune diagnosi, in particolare:
- disturbi d’ansia
- disturbi depressivi
- disturbi somatoformi (sintomi fisici con una componente psicologica importante)
Fin qui, qualcuno potrebbe fermarsi e dire: “Ecco, allora il vegetarianismo fa male”. Ma sarebbe una scorciatoia (e pure ingiusta). Perché la parte più interessante arriva dopo.
La domanda vera: chi viene prima?
Lo studio prova a guardare la direzione della freccia: il cambio di dieta arriva prima o dopo il disturbo?
Ed emerge un’ipotesi molto plausibile: spesso il disturbo mentale precede l’adozione della dieta vegetariana. Tradotto: per una parte delle persone, il vegetarianismo potrebbe essere una conseguenza (non la causa) di un periodo di fragilità.
E se la storia fosse al contrario? Non “divento vegetariano e mi ammalo”, ma “sto male e cerco una strategia (anche alimentare) per sentirmi più in ordine”.
La mia lettura (terra-terra)
Quando non stiamo bene, succede spesso una cosa umanissima: cerchiamo qualcosa che dia stabilità. E il cibo può diventare quel “qualcosa”, perché è:
- quotidiano
- regolabile
- misurabile
- e, soprattutto, dà una sensazione di controllo
Questo non significa che scegliere un’alimentazione vegetariana sia sbagliato. Significa una cosa diversa e più sottile: la motivazione conta. Tantissimo.
Una dieta può essere:
- cura (mi fa bene, mi dà energia, mi rende più stabile)
- oppure controllo travestito da salute (mi irrigidisce, mi rende in allerta, mi fa vivere “a regole”)
Una nota di onestà (senza estremismi)
Questo studio è interessante, ma non è una “sentenza”. Come spesso succede, ci sono limiti: le definizioni di “vegetariano” possono essere semplificate e non tutte le diete vegetariane sono uguali (qualità, pianificazione, nutrienti, stile di vita…). Quindi il messaggio non è “vegetariano = problema”.
Il messaggio, per me, è più utile e più umano:
non basta chiedersi “cosa mangio”.
Vale la pena chiedersi anche “come sto mentre lo faccio”.
Conclusione
Per me la salute non è una bandiera alimentare. È equilibrio. E a volte l’equilibrio non passa dal cambiare la lista della spesa, ma dal capire che ruolo sta giocando il cibo nella nostra vita: energia, piacere, cura… oppure compensazione e controllo.
Fonte (studio):
Michalak J, Zhang XC, Jacobi F. Vegetarian diet and mental disorders: results from a representative community survey. Int J Behav Nutr Phys Act. 2012;9:67.
Leggi l’articolo su PubMed Central